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Marco daza

Marko Daza: “La pole dance? È stata la mia terapia…”

By Matteo T.

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Dagli esordi, in Cile, fino ad ora, a Forlì, dov’è insegnante presso la Pole Art Accademy: a tu per tu con Marko Daza, uno dei più forti ed eleganti poledancer al mondo che, da quest’anno, gareggerà per l’Italia. Lo abbiamo incontrato, e conosciuto, al Pole Art di Torino… e ce ne siamo immediatamente innamorati! La sensazione che ne abbiamo avuto è stata quella di imbatterci in un ragazzo molto dolce, in un professionista estremamente serio… ed in un uomo che, nonostante le difficoltà e le sofferenza che la vita gli ha propinato, ha ancora tanta voglia di ballare e sorridere!

Marko, com’è iniziata la tua storia d’amore con la pole dance?

Ho iniziato a praticare la pole dance in Cile circa cinque anni fa: prima ero un ballerino di danza classica, ma, in seguito ad un infortunio ad una gamba, ho dovuto abbandonare quella disciplina ed ho cominciato a cercare un’altra attività alternativa. E sono diventato preparatore atletico. Ho conosciuto la pole dance solo dopo, tramite un amico: ho iniziato a frequentare qualche lezione, ma in modo molto sporadico, senza grandi aspettative… In questo periodo, poi, sono stato profondamente segnato da un grave lutto, poiché è venuta a mancare la persona con la quale avevo condiviso gli ultimi otto anni di vita… in quel momento ho deciso di abbandonare tutto.

Ed a questo punto, cos’è scattato in te? Cosa ti ha spinto a rimetterti in piedi, anzi, a risalire definitivamente sul palo?

Questa persona, prima di morire, mi aveva regalato un palo… pian piano ho iniziato ad utilizzarlo come una terapia: ho imparato da solo, nel mio appartamento, senza andare a fare lezione. Andando avanti in questo processo di guarigione, corporal y del alma, ho capito che la pole dance stava diventando una vera e propria cura per me. Dopo soli nove mesi da quando avevo iniziato a praticare la pole ho deciso di partecipare ad una gara in Cile e sono arrivato secondo… e da lì non mi sono più fermato. Ho cominciato a prender parte a numerose gare, sempre cercando di curare quella ferita che, oggi, si è definitivamente chiusa. Questo sport mi ha aiutato tantissimo…

E dopo il secondo posto al Campionato Cileno, cos’è successo?

Dopo aver cominciato a gareggiare ho iniziato a prendere lezioni in modo continuativo e professionale: ho ottenuto alcune certificazioni come istruttore di pole dance e ho cominciato a girare il Sud America partecipando a molte gare. La prima gara internazionale alla quale ho preso parte sono stati i Campionati del Mondo di Rio de Janeiro, dove sono arrivato nei primi dieci migliori uomini al mondo. Successivamente sono arrivato quarto al Campionato Panamericano, terzo al Campionato Sudamericano e quinto ai Campionati del Mondo, sempre a Rio de Janeiro.

Pole Art, Pole Sport… tu pratichi entrambe ad alti livelli, ma quale preferisci?

Tutte le specialità della pole dance fanno crescere: il mio percorso atletico lo sto costruendo partecipando a tutti i tipi di gare proprio perché penso che un atleta debba essere completo… Devi lasciare la tua comfort zone, altrimenti non puoi crescere… Ritengo, infatti, che un atleta che voglia prendere questo sport in modo serio, debba partecipare almeno una volta all’anno ad una gara di pole sport per migliorare la tecnica: la pole dance che io amo è un mix tra sport ed arte, bisogna saper trovare l’equilibrio tra ginnastica ed esecuzione artistica.

Attualmente la pole dance è una delle discipline sportive in maggior crescita, sia tra le ragazze che tra i ragazzi… ma come si fa a diventare poledancer?

All’inizio, pur praticandolo, questo sport lo guardavo dal di fuori e, quindi, non ho capito sul momento quando sono diventato poledancer… è stato solo nel momento in cui ho finalmente deciso di ammettere a me stesso che questo era il mio sport, che ho realmente cominciato ad essere un poledancer… ed è da lì che è iniziata la mia carriera atletica ed artistica.

Come sei arrivato qui in Italia?

Attualmente lavoro a Forlì alla Pole Art Accademy, la prima scuola di pole dance della città… Mi hanno contattato loro per venire in Italia. Ho lasciato il mio Paese per crescere… In Cile avevo una piccola scuola che avevo aperto da poco, poi è arrivata questa opportunità e non ci ho pensato due volte: ho venduto tutto, ho portato i miei due cani e ho lasciato il mio Paese. Arrivare qui in Italia mi ha aiutato per crescere come atleta, ma mi ha aiutato anche a curare la ferita ancora aperta.

Cosa ricerchi in una performance di pole dance?

Magari da fuori sono visto come un atleta molto tecnico e preciso nei movimenti, ma se in ogni performance non c’è un elemento emotivo che lasci fuori tutto il resto, il bello del movimento diventa brutto, risultando senza emozioni… Io lavoro sulle emozioni, ogni movimento significa qualcosa.

Ci racconti un po’ delle tue gare in giro per il mondo?

Quando sono arrivato qui in Italia ho cominciato a gareggiare ed a girare in più Paesi: mai avrei pensato che il mio nome fosse così conosciuto in Asia! Sono andato a Singapore e nelle Filippine ed ho vinto entrambe le gare.

Sappiamo che da quest’anno sarai atleta italiano a tutti gli effetti… come mai questa decisione? A quando la tua prima gara 2017 con il Tricolore?

In tutti questi anni posso dire di aver conosciuto piuttosto bene la pole cilena, ma anche quella italiana e proprio per questo motivo, da quest’anno, ho deciso di diventare rappresentare Italia in tutte le gare perché questo è il Paese che per primo mi ha aperto le porte… e poi qui in Italia mi sento bene. Il 20 e 21 maggio parteciperò ai Campionati Italiani di Pole Sport ad Ancona, mentre il 28 maggio sarò a Zara, in Croazia, per l’International Pole Show Art Championship. Ad Ancona sarà la prima volta che gareggerò in un Campionato italiano come Italiano, anche se l’anno scorso ho gareggiato con l’Italia al Campionato di Pole Spot a Squadre con Lucy e Ludovica… ed abbiamo vinto. Per me è stata una bellissima esperienza.

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